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Informazioni sulla nostra azienda - da Edoardo "Il Pescatore"
 
Lo chef Edoardo nato ad Oiano piccolo centro del cicolano, ha sempre visto in Borgo San Pietro una piccola Svizzera, serviva solo far conoscere il posto in tutto il territorio reatino ed oltre.
La sua avventura ai fornelli è iniziata giovanissimo appena 18enne già in giro per i locali di Roma e dei suoi colli ma, stufato delle avventure romane nel 1985 torna nella terra nativa e con sua moglie Anna Rita, anche lei del mestiere, decide di prendere il locale sull’altopiano di rascino “LA MONTANARA” e successivamente quello sulle rive del lago Salto “IL PESCATORE”; dal lontano 85’ ne sono passati di anni e il nostro cuoco ha saputo sfruttare al meglio la sua inventiva allargando i propri domini fino a riacquisire nel 2007 il ristorante “La Montanara” in località Acquilente (Rascino) locale lanciato proprio da lui dal 1985 al 1987.
L’invenzione più apprezzata dai clienti sono sicuramente i raviolini al tartufo; i raviolini sono un tipo di pasta che nella città di Rieti veniva usata per il brodo durante le festività natalizie, Edoardo ha ben pensato di unirli al tartufo e l’invenzione è riuscita perché i raviolini al tartufo da vent’anni sono l’elemento fondamentale della sua cucina.
 

 - da Edoardo "Il Pescatore"
 
Borgo San Pietro è una frazione del comune di Petrella Salto. Il borgo precedentemente si trovava dove ora c'e' il bacino del Lago del Salto, creato nel 1940 con la costruzione di una imponente diga artificiale per la cui realizzazione sono stati cancellati e ricostruiti sulle sponde del lago i centri abitati oltre che di Borgo San Pietro, di Teglieto, Fiumata e Sant'Ippolito. Borgo San Pietro è un esempio di architettura razionalistica italiana in una provincia, quella di Rieti, che durante il Fascismo era stata segnata prevalentemente da interventi rurali o forestali. Una grossa lapide presso la diga incisa nella roccia ricorda i morti per la costruzione del possente sbarramento cementizio altro oltre 90m, e secondo leggende popolari locali all'epoca della sua costruzione era la diga più alta d'Italia. 
Il letto del fiume Salto segnava il confine tra il Regno di Napoli e lo Stato Pontificio e un antico avvertimento metteva in guardia su accordi stipulati con i papalini: "Né pé fémmone né ppé mmule / Non passate lla dda fiume". Nel 1937 a Concerviano erano arrivati i minatori da ogni parte d'Italia Alle dipendenze della Società Terni avevano il compito di innalzare la diga del Salto e portare a termine le due gallerie destinate a collegare l'invaso: una di 9 Km. con la Valle del Turano e il lago omonimo e una di 11 Km. con Cotilia nella piana di S. Vittorino a Cittaducale, dove avrebbe alimentato una centrale idroelettrica che avrebbe portato la corrente anche nel Cicolano. Il progetto fu ambizioso e non privo di lutti : una lapide murata nella roccia ricorda i nomi dei 38 uomini che caddero sul lavoro dal luglio 1939 al novembre 1940. 5000 operai si alternarono in turni di 8 ore: con stivali, incerata e lampade ad acetilene, formavano lunghe colonne luminose quando, al cambio del turno, una colonna scendeva verso il fiume e l'altra risaliva verso il paese per scaldarsi con un bicchiere di vino e una zuppa all'osteria di Concerviano. L'acqua infine inghiottì non soltanto i palazzetti settecenteschi, il monastero medioevale con la nuova cappella settecentesca interamente rinnovata e decorata, ma anche i mulini lungo il fiume, i filari di vite, i campi di grano e patate, insieme a tanti ricordi. Il paese fu ricostruito a monte, furono staccati e ricomposti nel nuovo monastero gli affreschi di scuola giottesca dell'antica cappella dove il 4 novembre 1940 furono traslati il Corpo e il cuore della Beata Filippa. Ancora oggi, quando le acque del lago si ritirano, si possono scorgere i resti del vecchio paese.